Nathaniel Hawthorne: la vita e la prima produzione

Nathaniel Hawthorne nasce a Salem nel 1804. Fu conservatore e anti-abolizionista, eppure vicino alla cerchia dei Trascendentalisti e alla loro rivista, The Dial. Conosciuto soprattutto per l’opera La lettera scarlatta, in cui racconta la quotidianità della vita puritana, la sua produzione letteraria si caratterizza per il tema dell’ambiguità, che trova espressione anche in una letteratura fantastica e soprannaturale.

 

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Nathaniel Hawthorne

Perso il padre per febbre gialla all’età di 4 anni, Nathaniel Hawthorne viene cresciuto in un ambiente di sole donne, composto da madre e sorelle. Rottosi la gamba, è costretto a letto per un anno intero e trova nella lettura e nello studio un’evasione dall’ambiente protettivo e opprimente del nucleo familiare. I più importanti romanzi del ‘800, William Goldwin, Mary Wollstonecraft e le poesie romantiche rappresentano i suoi rifugi prediletti.

Dopo questa esperienza diviene un bambino timido, introverso e cupo. Già da questa giovane età il suo scopo diviene raggiungere la fama letteraria. A tal fine, da adulto, si costruisce una certa immagine di sé, facendo circolare perfino false voci. Ad esempio quella per la quale dal 1827 al 1832 non sarebbe uscito di casa se non di notte, indossando un lungo mantello nero.

Il suo primo romanzo è Fanshawe (1828), in cui riporta romanzati personaggi ed eventi dei suoi anni universitari presso il Bowdin Collage. Lo pubblica a sue spese e non vende neanche una copia. Le copie invendute, così come altri racconti, vengono bruciate. Se ne salva solo una copia, riscoperta e pubblicata solo dopo la sua morte.

Dopo alcune pubblicazioni anonime su riviste, a cui si dedica solo per racimolare qualche soldo, pubblica nel 1839 una racconta ti racconti, Twice Told Tales. Il titolo è di derivazione shakespeariana e in particolare riprende una citazione dell’opera King John, per la quale la vita non è altro che una tedious twice told tale. In questa espressione è racchiuso il pensiero che caratterizza tutta la produzione di Hawthorne; non a caso esplicita la scelta di questo titolo nella prefazione di una seconda edizione, pubblicata nel 1851. La vita, per l’autore, è una sequenza di errori reiterati nel tempo e da cui non è possibile emanciparsi. Il passato non è solo quello dell’individuo, ma dell’Uomo e della sua Storia. Questa l’individuo porta con sé come una cadavere sulle spalle, senza possibilità di emanciparsi.

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Sarah Margaret Fuller Ossoli

Attraverso i contatti con i Trascendentalisti e con Elizabeth Peabody, nel 1937 conosce la sorella di questa, Sophia, e se ne innamora. Ella è timida, riservata e soffre di disturbi psicosomatici, che la portano anche a momenti di invalidità temporanea. Tuttavia Nathaniel Hawthorne è segretamente innamorato anche di Margaret Fuller, trascendentalista, attivista, reporter. Bella, intelligente ed energica, è una donna amata da tanti ma a cui nessuno si propone, spaventati dalla relazione con una donna di così difficile gestione.

Così anche Hawthorne, che sposa Sophia nel 1942, dopo aver accettato un lavoro affidatogli dall’ex compagno d’università (futuro presidente degli Stati Uniti) Franklin Pearce: consisteva nel misurare la quantità di sale e carbone che passa per la dogana di Salem. I primi guadagni li investe nell’esperimento di Brookfarm, poi fallito a causa dell’incendio. Di ciò parlerà nel romanzo The blithedale romance. Supera il tracollo economico grazie a una promozione.

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Sophia Peabody Hawthorne

 

Segue la raccolta di racconti Mosses from an Old Manse. Il titolo evoca l’immagine del passato come di un parassita che divora le nostre energie vitali e i nostri sogni.

L’opera più famosa di Hawthorne è The Scarlet Letter. Nata come novella, Hawthorne ne ricava un romanzo, spinto dalla moglie e dall’editore. L’opera è ambientata in epoca puritana ed ha una cornice: nella dogana di Salem il narratore ritrova un manoscritto e lo trascrive nella grafia corrente dell’800. Quindi la storia, riportata da uno scrittore, è letta dal narratore e riscritta: la storia è narrata, perciò, più e più volte. Eppure questo romanzo mostra come la storia possa anche essere riscritta: Ester decora il simbolo d’infamia della A di “adultera” con un filo d’oro e una maestria che rielabora la sua natura. La A diviene così la lettera di Angel, America, Able e viene associata alla bellezza, per la raffinatezza con cui è cucita.

Quando viene nominato ambasciatore a Liverpool, inizia un viaggio in Europa che lo porta anche in Italia, un paese che l’attrae e lo respinge al tempo stesso. Affascinato dalle rovine e dalla storia, a Roma si sente angosciato dal peso dei popoli che hanno sofferto su questa terra, come il sangue versato nell’arena del Colosseo.

 

 

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