Scegliere la propria identità

di Celeste Picchi

Vite di Confine” è il tentativo di Piero Vereni di proporre uno studio etnografico della difficile situazione identitaria della zona balcanica, dallo splendore di un passato mitologico ai 500 anni di dominazione ottomana, fino alla liberazione dal giogo turco e le complesse spartizioni del territorio a seguito delle guerre mondiali.

Il termine Macedonia rispecchia perfettamente lo stato di confusione e mescolanza delle varie culture in questa porzione di terra senza fissa identità nazionale.

Lo studio si concentra in particolar modo sulla zona di confine della Macedonia greca occidentale, dove a seguito di anni di ricerca è stato possibile ricostruire dietro la facciata di una cultura nazionale uniformante, una miriade di frammenti culturali, ricomposti localmente in personali modalità di identificazione e definizione.

 

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L’idea di base dello studio è di comprendere i meccanismi di integrazione tra le varie etnie attraverso lo studio dei registri matrimoniali di alcuni paesi presi a campione.

Il risultato finale è, invece, sorprendente e inaspettato. Quando viene negata all’antropologo la possibilità di accedere ai registri, l’indagine prende una nuova direzione, si orienta verso fonti orali, alla ricerca di storie personali e singolari.

È l’incontro con Leonidas Christopoulos ad aprire una prospettiva assolutamente nuova all’autore.

Sorge, dunque, una nuova domanda: è possibile, nel contesto ormai naturalizzato dei nazionalismi mondiali, scegliere la propria identità?

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La conoscenza di Leonidas comporta anche la scoperta di una straordinaria fonte di informazioni di grande interesse, un’opera autobiografica in cinque quaderni che l’uomo ha scritto negli anni per preservare la propria memoria e dare la sua versione dei fatti. Non si tratta solo di un memorandum per i suoi nipoti, ma di un vero atto di opposizione al discorso omogeneizzante della Nazione.

Nei quaderni l’autore ripercorre gli eventi più significativi della sua vita, che si rivelano inscindibilmente legati alla grande e travagliata storia della Macedonia: nel racconto, Storia e storia si fondono e danno una patina mitologica alle gesta e soprattutto alle morti eroiche dei nonni, dello zio e della madre di Leonidas.

Nonostante il caos di secoli di identità proposte, imposte, oppressive, contraddittorie, di tentativi di lotta e conquista di una propria specificità etnica, questa piccola testimonianza è prova tangibile di un tentativo di effettuare una scelta che sia attiva, consapevole, e che tenga conto del proprio passato e retaggio culturale. Leonidas ha passaporto greco, ma sente di essere un macedone che ama la Grecia, una patria dalla quale però si sente discriminato rispetto ad altri gruppi etnici che vengono trattati meglio. L’uomo vuole essere riconosciuto come Greco Macedone, identità che non solo la sua memoria ma anche la grande storia gli riconosce.

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Il risultato finale delle ricerche sul campo di Vereni è un concetto cui lo stesso cerca di dare un nome creando un neologismo: Diaforentità. La risposta alla possibilità di scelta di una identità è che questa non è mai fissa, non è mai data una volta per tutte, non si è mai uguali a se stessi nel tempo, ma si segue un flusso di cambiamento perenne che la nostra prospettiva nazionalista ed etnocentrica non ci permette facilmente di vedere e capire.

Link: il libro di Piero Vereni Vite di confine. Etnicità e nazionalismo nella Macedonia occidentale greca è disponibile sul sito IBS.it

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