Il caso Aquarius

di Giulia Baiocchi e Federica Ceraglia, 11.12.2018
Laboratorio in Comunicazione e Digital Media a.a.2018-2019

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La nave Aquarius, una delle navi di Medici Senza Frontiere (MSF) e SOS Mediteranée che per mesi ha soccorso migranti nel Mediterraneo, è la protagonista dell’articolo su Repubblica di Alessandra Zaniti del 20 Novembre 2018; ed è ferma al porto di Marsiglia in Francia, secondo Tgcom24 a causa di “rifiuti pericolosi a rischio infettivo, sanitari e non, scaricati in maniera indifferenziata nei porti italiani come se fossero rifiuti urbani”.

L’Aquarius, operativa fin dal 2015, concentrava le proprie attività specialmente sul tratto di mare tra la Libia e l’Italia, nel quale spesso si incontrano imbarcazioni di migranti in precarie condizioni di navigazione e pericolose per la stessa sopravvivenza delle persone a bordo. Queste operazioni di salvataggio avvenivano fino a pochi mesi fa, quando è stato richiesto il blocco di tutte le operazioni non autorizzate.

Il GIP di Catania Carlo Cannella, su richiesta del Procuratore Carlo Zuccaro, ha disposto il sequestro per presunte irregolarità sullo smaltimento di scarti e vestiti infetti dei migranti come rifiuti normali. Non solo, sono stati sequestrati anche alcuni conti bancari intestati a MSF. Secondo il procuratore Zuccaro, sarebbero state smaltite illecitamente 24 tonnellate di rifiuti pericolosi con un risparmio di costi 460.000 euro in 44 sbarchi.

La risposta in rete è stata immediata, e politici e autorità in particolare si sono espressi sui social media: su Twitter il Ministro dell’interno Salvini ha scritto “ho fatto bene a bloccare le navi delle Ong, ho fermato non solo il traffico di immigrati ma da quanto emerge anche quello dei rifiuti. #portichiusi”.

L’organizzazione umanitaria internazionale, tuttavia, non è rimasta in silenzio di fronte alle accuse e non ha tardato a rispondere.  La responsabile delle emergenze di MSF Karline Klejer, difendendo con vigore tutte le operazioni, ha denunciato “l’estremo, inquietante e strumentale tentativo di fermare a qualunque costo la nostra attività di ricerca e soccorso in mare”. Con un comunicato ufficiale MSF afferma che è impossibile che malattie a trasmissione respiratoria quali tubercolosi e quelle a trasmissione ematica e/o sessuale come HIV, Epatite B e C, possano diffondersi attraverso rifiuti come avanzi di cibo o indumenti. MSF afferma, inoltre, che neanche le malattie cutanee, più comuni tra i migranti, sono trasmissibili tramite vestiti, per quanto sporchi essi siano.

In un articolo del 26 novembre 2018 su Huffington Post, lo specialista in neurologia e medicina tropicale, Gianfranco De Maio, ha definito quella dell’Aquarius come la più grave e infamante fake news degli ultimi tempi. Secondo il medico, i rifiuti prodotti dalla nave dei MSF sono consegnati a società di competenza autorizzate che li prendono gestione fino allo smaltimento, secondo contratti regolari e trasparenti concordati e rispettati. Nel caso contrario, continua lo specialista, “ci saremmo augurati che le autorità preposte fossero intervenute quanto prima , avessero sequestrato i nostri rifiuti e posto in quarantena i siti di smaltimento”, cosa che non è mai successa. De Maio afferma, inoltre che dal 2015 non c’è stato alcuno caso di epidemia e “non si è corso mai un rischio per la salute pubblica”. Sembrerebbe che le ferite trattate sulla nave siano solo cutanee, dovute alle condizioni di viaggio e alla disidratazione, o a sintomi da annegamento. I pazienti più gravi invece vengono urgentemente portati nell’ospedale più vicino tramite elicottero.

MSF si sente quindi profondamente indignata per l’accusa di attività criminale. La questione, se pure ancora in risolta, ha senza dubbio fatto prendere una posizione all’organizzazione di non poca rilevanza. Secondo un articolo del Post, Medici Senza Frontiere avrebbe deciso di non riprendere le operazioni di soccorso della nave Aquarius nel Mediterraneo definendo le accuse mosse dal gip “evidentemente assurde”.

Leggi l’articolo (PDF)

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